Consigliato da Mariarosaria Izzo
Conoscevamo Mencarelli poeta e poi scrittore (la sua narrazione è una poesia in prosa) attento alla fragilità e al dolore altrui. Questa volta ci ha però spiazzati con l’ultimo suo romanzo, un thriller psicologico che ha qualcosa di più e qualcosa di meno del classico thriller.
Il caso, la natura o chissà cos’altro, per una fatalità inspiegabile, restituisce nei boschi di un paesino in provincia di Latina i miseri resti dei resti di un uomo – o di una donna? -sepolti lì per lo meno da una quarantina di anni. A chi apparterranno quei miseri resti? Fin qua il thriller classico, da qui in poi inizia l’aspetto più specificamene psicologico del racconto.
Per esclusione, tra le varie ipotesi prospettate dalle forze dell’ordine, solo quattro familiari potrebbero essere i congiunti della vittima, che vengono forzatamente ospitati nel piccolo albergo del paese in attesa degli esiti dell’indagine scientifica, che stabilirà la compatibilità del DNA della vittima con uno di loro.
Durante la forzata attesa, l’autore tratteggia aspetto esteriore, personalità, vizi, manie e virtù, drammi piccoli e grandi dei singoli personaggi. A osservarli e a scoprine segreti e qualità è un giovane carabiniere che li affianca quotidianamente. Più che alla soluzione del caso il giovane carabiniere è interessato all’aspetto umano di ciascuno di cui cerca di scoprire e analizzare i singoli tratti.
Alla fine, come ogni giallo che si rispetti, il dilemma viene spiegato e si scopre chi è il parente della vittima, ma il pregio maggiore del romanzo rimane l’attenzione del giovane carabiniere, la sua curiosità ai casi più piccoli e grandi, manifesti o nascosti dei vari personaggi. Interessa più la dolente scoperta dell’umanità dei “presunti familiari “che la soluzione del “caso”.
Bravo, ancora una volta, a Mencarelli.

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