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Il volume di Opinio Juris che presentiamo in questo incontro ha come titolo Caos Medio Oriente, titolo quanto mai azzeccato, perché mai come in questo momento il rebus mediorientale è stato così enigmatico e difficile da avviare a soluzione.

L’avvento dell’era Trump, che si è affrettato a mettere i piedi nel piatto mediorientale prima ancora di entrare ufficialmente in carica, ha aggiunto imprevedibilità con proposte che in un bar avrebbero suscitato ilarità, ma che in bocca a uno dei governanti più potenti del mondo risultano agghiaccianti, perché sembrano ignorare la tragedia di Gaza, con gli oltre sessantamila tra morti e dispersi civili e con macerie fisiche e morali difficili da rimuovere anche per chi, come noi, ne ha visto l’orrore solo sugli schermi televisivi e sulle pagine dei giornali.

Il primo merito di questo numero della rivista è quello di cercare di fare ordine o, almeno, di fornire gli elementi per mettere in ordine e dare un senso ai fatti.

Il secondo è quello di dare spazio e parola a tutti gli attori che si muovono sulla scena mediorientale, senza la partigianeria preventiva presente spesso sui media occidentali.

Il terzo è quello di sottolineare in tutti gli interventi la provvisorietà del quadro, pur non rinunciando a dare un volto e una collocazione anche ad attori ed eventi arrivati in cronaca mentre la rivista era in cantiere, come quelli della rivolta-lampo siriana.

Naturalmente il caos resta caos, ma, leggendo, accumuliamo elementi per capire e per immaginare le linee di sviluppo possibili nell’evolversi degli eventi.

Soprattutto, diventa più intelligibile e molto più sfaccettata la postura dell’Iran, apparso spesso minaccioso a parole, ma riluttante a usare la forza o a usarla solo dimostrativamente, forse perché ben consapevole della forza soverchiante dell’avversario.

Poi una chicca: l’articolo dedicato alle fonti e alle forme di finanziamento di Hamas e della Jihad islamica, che mostra gli esponenti di queste formazioni muoversi con disinvoltura tra le criptovalute, per finanziare quello che per noi è terrorismo e per loro resistenza.

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