Caricamento Eventi

di Matteo Speraddio

«L’Italia occupa una delle posizioni geografiche più strategiche del pianeta e continua a comportarsi come se fosse un dettaglio.»(Dall’editoriale di Domenico Nocerino)

Numero coraggioso della rivista, che si avventura in un percorso rigoroso di analisi geopolitica dell’Italia, evitando di arenarsi nelle sabbie mobili dell’asfittico dibattito politico nazionale. L’analisi evidenzia i punti di forza e di debolezza del nostro Paese, offrendo una base di discussione fondata, ampia e seria, per riflettere sul presente e sul futuro dell’Italia.

I contenuti di questo numero sono articolati in tre parti (Posizionamento globale; Spazi strategici; Mercati, miti, identità) precedute, come al solito, dall’editoriale del direttore, Domenico Nocerino.

La prima parte (Posizionamento globale) si sofferma sulla collocazione internazionale dell’Italia, analizzando i rapporti con gli USA (Washington-Roma: alleanza asimmetrica o dipendenza strategica?), con la Cina (Dalla Via della Seta al de-risking con Pechino) e con la Russia (La guerra in Ucraina e la fine dell’equilibrio energetico con Mosca). Già i titoli bastano a dare un’idea del contenuto degli articoli. Il quarto articolo di questa sezione analizza il rapporto con la Francia (Italia e Francia: cooperazione o rivalità strutturale?), perché è il Paese dell’UE più vicino all’Italia per cultura e interessi, ma questa comunanza raramente si traduce in un fronte comune in UE e nella proiezione globale.

La seconda parte (Spazi strategici) va al cuore dei problemi geopolitici dell’Italia, cioè quelli legati alla sua posizione geografica nel mezzo del Mediterraneo e ai suoi trascorsi storici. Il primo articolo (La proiezione strategica nel Mediterraneo allargato) introduce la categoria di “Mediterraneo allargato”, perché interessi economici e motivi di sicurezza obbligano l’Italia ad allargare la sua azione verso il Mar Rosso e il Golfo Persico. Infatti, il tema è precisato nel secondo articolo (Nel Mar Rosso: missioni, sicurezza e interessi nazionali) e nel quarto (Basi, rotte e sicurezza: la proiezione italiana nell’Africa Orientale). Nel Corno d’Africa, naturalmente, a cui l’Italia ha guardato fin dalla seconda metà dell’Ottocento (fino alla sconfitta di Adua nel 1896) e dove ha creato il suo impero in epoca fascista. Il terzo articolo (I Balcani occidentali nella strategia di Roma) parla delle ambizioni italiane nei Balcani occidentali. Anche questo articolo, che parla del presente (gli Stati balcanici sono tutti candidati a entrare nell’UE e l’Italia ne vorrebbe fare degli alleati privilegiati), non è privo di riferimenti storici perché l’ambizione di ottenere il dominio sulla costa orientale dell’Adriatico (la Dalmazia) fu alla base dell’entrata in guerra dell’Italia nel 1915 (Patto di Londra) e perché l’Albania è stata a lungo un protettorato dell’Italia e infine occupato da Mussolini alla vigilia della Seconda guerra mondiale.

La terza parte (Mercati, miti e identità) affronta tre tematiche: la valorizzazione della risorsa mare (Potenza marittima incompiuta? Ambizioni economiche e vincoli strategici); la questione demografica veramente cruciale per il futuro dell’Italia (Dall’emigrazione all’immigrazione: la sfida demografica che può ridisegnare il futuro dell’Italia); la stabilità come virtù e risorsa di governo (Il paradosso della stabilità nella XIX Legislatura).

L’argomento “extra” questa volta contribuisce a illuminare il quadro di insieme disegnato per l’Italia, perché la Turchia è, come L’Italia, una penisola che si protende nel Mediterraneo ed è una media potenza, come aspirerebbe e potrebbe diventare l’Italia. La Turchia sembra però avere più chiara la sua dimensione geopolitica e, soprattutto negli ultimi anni, ha avuto una politica estera molto dinamica ed assertiva, sfruttando anche la suggestione di essere stata la regione metropolitana di un grande impero multinazionale.

 

Torna in cima