ARTURO SCOTTO, Flotilla in viaggio verso Gaza, Diario di bordo per una nuova rotta, Giunti, Firenze 2026.
Di GUGLIELMO LIMATOLA e MATTEO SPERADDIO
La Sumud Flotilla è stata sicuramente la più fruttuosa iniziativa di solidarietà politica a favore dei Palestinesi degli ultimi anni.
Lo è stato perché ha sollevato gli animi dei cittadini d’Europa e del mondo in un momento in cui l’unica voce a risuonare prepotente era quella delle armi e della violenza indiscriminata contro i civili. Lo è stato perché ha suscitato un moto di ribellione e di protagonismo, portando sulle piazze migliaia di persone di ogni ceto e di ogni età, di giovani in particolare. Lo è stato perché ha costretto a prendere posizione persino l’Unione Europea, mai così afona sui diritti come lo è stato quando si trattava di criticare Israele o – non sia mai detto – di sanzionare lo Stato ebraico. Lo è stato perché ha fatto emergere l’insofferenza dei governi per un’iniziativa politica che denunciava nei fatti la loro inazione e la loro inerzia nel far pervenire aiuti umanitari ai palestinesi e nel denunciare chi, come nel più buio Medioevo, usa la fame come arma di guerra. Lo è stato perché ha fatto emergere la concezione di parte del nostro governo, che non tutela i propri cittadini in pericolo o lo fa con estrema riluttanza quando non ne condivide le posizioni politiche.
Per questo, il volume di Arturo Scotto, Flotilla in viaggio per Gaza, non è solo un “diario di bordo”, ma “diario di bordo per una nuova rotta”, come recita il sottotitolo. È questo, infatti, il pregio principale del libro, quello di raccontare una grande avventura collettiva di respiro internazionale con la coscienza vigile di un cittadino che lavora nelle istituzioni (è deputato della Repubblica), ma che non ha perduto la sensibilità umana e politica per indignarsi e per rispondere con una presa di posizione e un impegno in prima persona, quando l’attualità politica lo richiedeva.
Il lettore potrà ripercorrere con l’autore tutto il percorso della Flotilla, fin da quando è solo un’idea generosa ma informe, mentre diventa organizzazione per la raccolta di fondi e di derrate, quando diventa sforzo organizzativo per l’allestimento delle imbarcazioni e degli equipaggi, quando infine si materializza in una flotta – pardon, una flotilla – di piccole imbarcazioni, che naviga sospinta dal vento verso est, alla volta di Gaza.
Del diario di bordo ritroviamo l’attenzione per il vento, per le temperature, per le bonacce e per le tempeste, quella per lo stato della cambusa, quella per la cura per l’igiene degli spazi comuni: la quotidianità della navigazione, insomma.
La Flotilla però non è sola: nelle sue vele sembra soffiare l’energia delle masse che si riversano e si ritrovano nelle strade e nelle piazze per chiedere solidarietà, diritti, pace, sospinte dal “dovere di solidarietà politica” di cui la costituzione parla già all’art. 2.
Per questo, il diario di bordo diventa, con naturalezza, una lettura dei fatti, forse l’eco di lunghe discussioni a bordo, mentre le imbarcazioni solcano silenziose le acque. Una lettura, insieme, personale e collettiva per interpretare quello che sta avvenendo sulla terraferma, sperando che per le sorti della pace e della libertà dei palestinesi si apra una nuova rotta, che ponga fine a un colonialismo feroce e violento, che nega al popolo palestinese il diritto all’autodeterminazione e all’autogoverno.
Poi, mentre le prue puntano verso le acque ancora lontane di Gaza, mentre si naviga ancora in acque internazionali, cominciano i sorvoli dei droni, le intimidazioni, gli abbordaggi. Comincia la violenza contro uomini e donne disarmati e inermi che, mettendo in pericolo la propria incolumità, rispondono con la non-violenza alla violenza e al disprezzo del diritto naturale e delle norme internazionali.
È il momento della paura, dei timori per il futuro, della riflessione amara su quali abissi di illegalità e di violenza può toccare un paese che si dice democratico quando prevalgono il desiderio di vendetta, il nazionalismo, l’estremismo, il disprezzo per il diritto internazionale.
La parabola politica della Flotilla, per il respiro internazionale e per il moto popolare che ha suscitato, è un messaggio di speranza: politicamente, una nuova rotta è possibile, se le forze democratiche restano vive e reattive.
Ma non basta, c’è bisogno di capacità di analisi, di speranza, di realismo, di immaginazione per prefigurare nuovi scenari. Se ne volete una conferma, leggete La fine di Israele. Il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina (Fazi Editore) dello storico israeliano Ilian Pappé. Leggerete un’analisi minuziosa sul perché il sionismo ha fallito e su tutti gli elementi – storici, sociali, economici e politici – che porteranno i palestinesi e gli israeliani a convivere in pace in un unico Stato, senza apartheid, nell’uguaglianza dei diritti e delle opportunità, sanando con leggi giuste e lungimiranti (giustizia riparativa, come in Sudafrica) le ingiustizie accumulate e stratificate in decenni di violenza, di guerre e di dominio coloniale. Perché, Pappé ne è convinto, i palestinesi non infliggeranno a un altro popolo le sofferenze di cui portano da decenni le stimmate.
(La recensione è stata pubblicata sul n.8/agosto 2026 anno XV di REDS, rivista della Filcams CGIL)


